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Mirta Rem Picci

Mirta Rem Picci

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Parole nell’aria di luglio

il male di vivere avevi,

amica Mirta. Parole senza

nesso, sorella nel viaggio

della vita. La Reggia di Caserta

il luogo del gesto per noi

che vogliamo vivere.

E ora tocco i doni che mi hai

fatto, la rivista dove scrivesti

la tua e-mail davanti alla

portineria che spiava la nostra

gioia. Dieci anni fa. Eri la

donna dei boschi e il lupo

del dolore ti ha sbranata.

Ridevi della mia ironia

nei passi del tuo flamenco,

bellissima… Ora l’estate

non spoglia il tuo ricordo

nel ritagliare la tua fotografia

sei anche più viva, Mirta,

ovunque tu sia.

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Raffaele Piazza

Vestito nuovo di Alessia

Vestito nuovo di Alessia

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Nell’indossarlo il fresco della leggerezza

sulla pelle di Alessia ragazza nell’agglutinarsi

i pensieri con il bordo della vita

da saltare il prossimo ostacolo.

Ha paura Alessia che Giovanni

non le telefoni smarrita nel serale

chiarore e che non la veda nel vestito

rosa pesca per lui acquistato con amore

nel folto del negozio nuovo

aperto a via Cavallerizza per un caso.

Alessia piange il sale delle lacrime

e trasale fino al suono del cellulare

e coglie nel segno. “Sono da te tra mezz’ora,

Ale!”, dice il fidanzato. Gioisce Alessia

in sublime gioia e si fa più bella.

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Raffaele Piazza

Alessia e luglio 2017

Alessia e luglio 2017

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Caldo nel ripetersi, estate

consecutiva per ragazza Alessia

nel trovare nel mare una fresca

pace a scendere in di 18 grammi

l’anima. Attimi aurorali nel

presentire il fresco serale

e dei gelsomini il bianco profumo.

Luglio di Alessia nel sudare

nei libri su Petrarca per l’esame

a ottobre e così esiste ragazza

Alessia nello scendere felice

nella disadorna via serale.

.

Raffaele Piazza

Zbigniew Herbert

I boschi bruciavano -
e loro
s’intrecciavano le mani intorno al collo
come mazzi di rose

la gente correva nei rifugi -
lui diceva mia moglie ha capelli
in cui ci si può nascondere

avvolti nella stessa coperta
sussurravano parole prive di vergogna
litania d’innamorati

Quando il pericolo era grande
si saltavano negli occhi
chiudendoli forte

così forte da non sentire il fuoco
che gli arrivava alle ciglia

fino alla fine coraggiosi
fino alla fine fedeli
fino alla fine somiglianti
come due gocce
sospese sull’orlo d’un viso
.
Zbigniew Herbert, Due gocce
Traduzione a cura di Pietro Marchesani

A. Zanzotto – Così siamo

Così siamo
di Andrea Zanzotto

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Dicevano, a Padova, “anch’io”
gli amici “l’ho conosciuto”.
E c’era il romorio d’un’acqua sporca
prossima, e d’una sporca fabbrica:
stupende nel silenzio.
Perché era notte. “Anch’io
l’ho conosciuto”.
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s’affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza
E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m’avvicini.

Dal balcone del corpo

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Alessia e i gradi dell’azzurro

Alessia e i gradi dell’azzurro

.

Aurora di diafano azzurro cielo

per Alessia nel virare nel turchese

delle cose dell’alba dall’abetaia

intravista delle bellezze di sempre.

Presume Alessia la tinta pervinca

della sera di luglio per farsene una

veste da togliersi prima di fare l’amore

con Giovanni. E così esiste Alessia

nella fusione con natura nel

coltivare da rinominare i verdi

delle piante con amore e decide

che il suo secondo nome sarà

Rosa.

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Raffaele Piazza

Alessia e la villa del melograno

Alessia e la villa del melograno

 .

Chiara sera di stelle-margherite

a infiorare il cielo per ragazza

Alessia nella villa del melograno

dai fiori rossi. Ne coglie uno Alessia

nell’entrare con i pensieri

nella camera dell’amore.

Viene Giovanni in limine alla gioia

e bacia Alessia sulla bocca

e nota Alessia gli aranci e i limoni

da coglierne i frutti per ceste di fortuna.

Villa del melograno scenografia

di felicità per Alessia.

 .

Raffaele Piazza

PASSATO di Vincenzo Cardarelli

Vincenzo Cardarelli

Passato
.
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

COSI’ SIAMO di Andrea Zanzotto

Così siamo
di Andrea Zanzotto

.
Dicevano, a Padova, “anch’io”
gli amici “l’ho conosciuto”.
E c’era il romorio d’un’acqua sporca
prossima, e d’una sporca fabbrica:
stupende nel silenzio.
Perché era notte. “Anch’io
l’ho conosciuto”.
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s’affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza
E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m’avvicini.