libro

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FELICE SERINO – POETRIES
1

TRANSLATIONS: MARIA LETIZIA FILOMENO

IN THE MIDDLE OF ITS WAY THE NIGHT

in the middle of its way the night
swallows the last light – makes
bodies hostages

in a ethereal world – closer to us –
the dream starts playing

I DREAM MYSELF

I-not-I exist
before and inside the mirror (a
distance separates me: as
if I lived in another part) I live I stir
inside a vivid dream: I dream
myself – sand creature

FLIES STREAK THE INDIGO

(flies streak the indigo
moving off the sunset)

you bleed yourself like this light –
from the slits
of tumbledown walls you spies
the deprived years in your heart:
the childhood rises
inside you like a sun (the poured
blood in the light): the explosion
of the dreams that opened
the mornings – the innocent
light into the weeping eyes
of that child with his kite –
disappearing in the deep-sky-blue…

THE INK CRY

God exiliated
behind man’s
eyes

opens the night casket

IN THE LASTING-LIGHT

the hot hours: they were
summers hard to die

the mad running and the grazed
knees in the lasting- light:

another bite
at the bloody pulp of the day – do you remember? –

LIFE

let me become ash
to a new adamantine
birth
in the dry air-of-fire
let
me wet up to the heart
of your saliva’s light

I wanna feel my being
wrapped into the eddy
of the your cosmic funnel of your hungry empty

LIGHT-BLUE

passage from
black to white
the ascent to light
light-blue the delirating blue
of mallarmé the vocal
o of rimbaud
the light-blue rose
light-blue: the whole sky
in the eyes
light-blue mantle
of Mary

VERSES TO LOVE

my heart irradiates sunlight
my heart that wanna be burnt
to become ashes into your arms
where Beauty raves –

your sight becomes star
where the sky begins nice
butterfly-soul
in your unforeseeable fly

ARCHETYPES

(written few minutes after the waking up at dawn of 14/5/04)

(like when in the evening you don’t realize
to fall into the arms of Morpheus and desire
your last farewell)

the undetermined moment is a point floating
in the air from which start unforeseeable
lines of dreams dear
to dalì that give back light to archetypes and have
a self-life in their blood

IMMIGRATED

this man: sadness of a bare tree
remains of life open
wound – eyes that loose
fragments of sky –
this man become
a torch –
to play –

pointed at with fingers: the “one” to burn

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Gravide di lampi

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ANDREA CROSTELLI

DUE PETTEGOLE

Due gazze stridono d’impegno:
chissà quali barzellette
raccontano sul tuo conto?!
Due pettegole incallite dall’ozio
ti guardano con occhio beffardo
e maldicente.
Per strada loro raccolgono oro
che altri smarriscono,
e non lo riconsegnano.
A volte lo rubano di dosso
ridendoci a “becco stretto”.
Ma non lo indossano,
perché il bene è degli altri
e il cuore non è facile
al trapianto.
Saltella e svolazza la gazza
nel vuoto di un pensiero,
nell’effimero e nell’insipiente della mente:
sa contare le sigarette che ti uccidono
che ti hanno presa al laccio

*

Senza gli uccelli
il cielo non vola più,
si fermano i pensieri,
chi scaccia le nuvole?

Chi buca l’aria
come l’urlo del coyote
che trafigge, espande onde
come il sasso nell’acqua…
chi dialoga col cielo?
Chi lo affronta lo solletica
lo spettina lo disorienta
lo addolcisce lo commuove
lo intenerisce per favorirci?

Senza gli uccelli
il cielo non vola più,
si fermano i pensieri,
chi scaccia le nuvole?

I voli sono scomparsi
gli uccelli sono morti
la terra inquina
anche il cielo.

Chi scende si contamina
ma in apnea celeste poco si resiste
sembra non ci sia via alcuna
che catapultarsi al minuto secondo
nel tempio della coscienza
quando la gravità chiama
e non c’è altra forza
che l’onestà della fiducia
a chi alla parola
diede il potere di compiersi
essere avverarsi
inventare e diventare
spirito e materia

*

Quando la vita mi sfugge
forse è perché son preso da lei
forse perché le nuvole
hanno un gran trasporto
e non durano tanto
ed è per questo
che io mi perdo
nel senso di un sogno
cioè nel non senso
che abbraccia tutto il senso
e tutti i sensi
nuotano e roteano
attorno a me
come la spinta
di una balena
che buca l’oceano
con la testa
e prende un’indigestione d’aria

risalire risalire risalire
da un fondo che spinge
che ti vomita fuori
perché incompatibile e indesiderato

il risveglio dal sogno
ha tutta la crudezza
della realtà

*

Tu non sostieni
un florilegio di parole in poesia,
e subito t’addormenti;
la pazzia va a ruota libera
e continua a parlare, dire
anche se piange di solitudine…
perché questa consapevolezza la raggiunge?

*

Il gioco della pazzia
è un azzardo,
finché vinci, vinci,
ma quando perdi
è per sempre.

Perde chi gode troppo della vincita
e non sa tornare indietro
per cercarne un’altra.

La pazzia
è come chi è stanco
di una partita a scacchi!
Cerca lo stallo.

*

Sono un pollo spennato
intirizzito dal freddo,
è così che mi riduci arte
quando bussi bussi
e ti apro e non ti apro
ma sei sempre lì sull’uscio
a premermi sul fianco
ad assorbirmi
dentro il tuo aspiratutto
cosicché al vedermi nudo
e sperduto nel mondo di chissachi
tutti possono ridermi addosso
e vomitarmi le loro insolenze
per il disgusto
del lato esteriore
che ripugna
perché non attrezzato
al sapersi vendere

*

Scrivo per non morire
sotto l’effetto della non creazione.
Pesa l’assenza dello sputo e della creta
troppi settimi giorni si ritaglia il mondo
per il gusto di vivere e dividersi
il vecchio lo statico e lo stantivo
frattanto che il verme solitario
fitto fitto morde il mio stomaco
in cerca di nuovi gusti appaganti
e il cervello non regge i tempi
che la creazione gli detta

(Il vuoto è un grande armadio chiuso
e buio senza abiti da indossare)

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consapevolezza dell'essere

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MICHELA  ZANARELLA

 

 

 

Alla città dei sensi

C’è pelle che prega
carezze vestite d’amore
e nei sentieri rosa
incide il suo destino.
Viene un vagare dolce
di sospiri senza stagione,
effervescente l’istante
si fa luce tra fianchi
e vapori.
Nell’acqua più antica
del piacere,
tra filari di brividi
e piramidi di voce,
io corro alla città dei sensi.
Tu dici vado in mare
nei miei baci,
ti muovi in me
con le pupille ebbre d’esistenza.
Teneramente esploro
gli scogli del tuo fiato,
la città vive
ed io penso a morire
negli angoli delle tue labbra.

 

*

Io nell’ amore

Io nell’amore,
in mezzo ad orti di fiato
rivelo agli istinti umiltà.
Sempre un brivido senza vento
rincorre pianerottoli di voce
dove la notte insegna un chiudersi
di labbra agli orizzonti.
Mi chiami il torrente
al mistero sacro del piacere
contro il fusto d’occhi e gelsi,
mentre le pelli giocano in grido
alla verità dei bambini
come aromi innocenti al primo
passo in sogno.
Ciò che le ciglia attendono
è l’incantesimo di un seno in agguato,
assorto tra metallici riflessi
di una schiena che cade aggredita
dal vapore d’ignoto.
Ho sceso i destini tanto simili
all’irrequietezza del tempo
e nell’ affrontare la luce
ho impedito che il fuoco
uscisse dalle nostre unghie,
dal nostro palato.

*

La casa degli istinti

La linea del cielo
risciacqua una poesia
nella tua voce.
Io sto in ascolto.
Con il cuore da bambina
soffio l’infinito che si specchia
nell’aria
e rinasco nel sughero della tua bocca.
La casa degli istinti è vicina,
sotto la buona pioggia di un tremore,
dentro l’onda giovane di uno sguardo
senza misura.
Le mie labbra nascondono fulmini,
una sequenza di baci illuminati,
l’ossessione paziente
di un amore che copre intere stagioni,
zolle, orizzonti.
Cade passione su tutte le vene
e così vivo e ferisco di gioia
il fondo della memoria.
Ti vengo a cercare nella capigliatura
dell’anima e
ti trovo rugiada che veglia
piacere eterno sul pavimento
degli occhi.

*

I pazzi ridono di notte

Intorno a me follie bellissime
rovesciano la mente
e mi schiantano nel buio
ad imparare l’assurdo.
I pazzi ridono di notte
e non importa il gioco di una rima
o la croce di un mondo
che condanna.
Più ridono del rumore
del loro orizzonte,
mentre abbracciano ghiaccio
e confuse lacrime,
più intrecciano libertà
ad alberi e saggezza.
Pure il mio spirito
è gola e bocca
per carestie di ragione.
Noi, maledetti nel sangue
e nel midollo,
sappiamo rotolare tra gli abissi
e ritardare il grido della morte,
stringendo tra i denti altri cieli.

*

Il mio volo

Vita che piangi amore
nelle vene
agli angoli del silenzio
in disparte dal vento
corri a salvare
le ombre del mio cuore.
Non passare senza
lasciarmi il guscio
del cielo,
toccami con le tue croci
scottami con le tue piogge
sorvolami con i vulcani
del tempo.
Trattieni il mio respiro
in questa terra
fammi riflettere nei vetri
del destino
rendimi forte contro
ogni fulmine che invecchia
sceglimi per amare
il confine e le acque.
Ad ogni scalino d’ignoto
ad ogni strappo di luce
difendimi dall’invisibile
oltre lo spazio,
dalle linfe oscure che cercano
il mio fiato.
Vita che disegni
il mare nei miei occhi
respingi gli abissi
e scopri nel sereno
di un orizzonte
il mio volo.

*

Nei sepolcri

L’inferno quello che ci spaventa
dalle pareti confuse
dalle follie di fuoco
lo nascondono gli abissi
dietro rupi oscure
che ritraggono inganni.
S’alzano le fiamme
e i demoni trascinano
le anime, lasciate al buio,
in una guerra di agonie.
Come insetti avvelenati
i cieli scendono nel nulla
il sole non compare
le nuvole feriscono il vento
il mondo rotola
tra i piedi di una notte eterna.
Prima che un cesto
di ossa s’incendi e che
le memorie s’inginocchino
sulla cenere
nei sepolcri una folla di peccati
attende la luce di un breve
perdono.

*

Nei labirinti del cielo

Pare che il Paradiso
abbia tramonti di vetro
e tutto un mare bianco
che pronuncia silenzi trasparenti.
Vengono anime alate
a raccogliere nuovi destini
nei labirinti del cielo.
L’ eternità si svela
al di là di un’onda,
mentre la vita dorme
indifferente.
Io come una cieca
non vedo l’evento
di una pace che nasce.
Sono sospesa al timore
di un non ritorno
e rimango chiusa nella paura
di obbedire allo sconforto.
Vengo da un’esistenza
di tentazioni e privilegi,
dal via vai di speranze e illusioni.
Ma mi avvicino allo specchio
che porta il mio nome
e senza opporre resistenza
alla mia immagine riflessa,
mi confondo nella luce
che abbaglia.

*

Negli angoli del vento

Mi tentano i cieli
ed il sorriso solitario
di una collina.
Sapermi il verde contagioso
che recita con la polvere
l’odore di una stagione,
mi lascia tremante lungo
le campagne.
Una goccia di me corre
dentro le linfe
e si mescola al turchese
di un destino.
Nella forza di un prato
trovo il mio respiro,
nelle strisce d’erba
vive il mio esile silenzio.
Stretta al corpo
di una foglia
tento di scoprire
la mia origine.
E solco il vuoto
affondando gli occhi
negli angoli del vento.

*

Non faccio altro che sognare

Non faccio altro che sognare.
Dentro una notte
numero le stelle
e parlo con le mie ossa.
Con l’aria di una tenebra distante
mi spalmo sulle colline stanche.
Sono solo una luna fragile
ed il mormorio del cielo
mi uccide.
Sembra un sogno, ma la voce
rauca del nero
porta l’impronta chiara
del giorno.
Non è mancanza di sapore
il colore nudo che lacrima
tra le mie guance.
Così mi cambio le dita
con una distesa di vento
e con gioiosa rabbia
scrivo l’alba all’orizzonte.
Ora posso scegliere
un lembo di terra su cui
giacere,
non è questa mente mia
che muore.
Non faccio altro che sognare.
E mi faccio divorare
dalla vita.

*

Dietro di te

Vivendo sopra i passi
di altri
coi volti smessi dal tempo
respirando vuoto e catrame
nella solitudine più gelida.
Partono da ieri le tempeste
di attimi
i fuochi caldi della paura
e solo gli immortali
capiscono il bisogno
di strappare le vecchie vesti
per un lembo di verità.
E’ questo che ci manca, Dio,
la verità da impugnare
davanti alla croce
prima di sparire
in un fulmine di piena estate.
Ma troveremo la strada
per avere un sogno da stringere
in silenzio,
dietro di te, Eterno.

*

Nuvola

 Mi vesto d’istinto
nuda corro
nel calore della terra
che grida
battiti alla rinfusa,
intorno a stupore
e fughe di colore.
Si riflette
il mio volto
in un bagno di luci
mi vedo chiusa
nelle dita di una strada
a cercare l’umido
del mio esistere.
Sfregio le foglie
stringo le zolle
mi schiaffeggia l’uva.
Mi assento per un attimo
poi rovescio musica
ovunque,
pazza di cielo.

*

Al tempo dei giochi

Perdersi nell’onda molle
dei campi era un gioco
folle tra la terra e le ortiche.
Affondavo i piedi nelle buche
tra lombrichi stanchi di remare
sotto le foglie.
Era lo sparo del sole
negli occhi
a rompere il salto nelle erbe
selvatiche.
Gettavo le braccia ai rami
del cielo
spaventando il volo di fanciulli
alati.
Alte erano le mura
in cui salivo per affacciarmi
alle nuvole.
Leggevo le facce del mondo
nelle corteccie della strada
fischiando alle ombre,
come un domatore di specchi
sdraiato sulla polvere.

*

 

Ogni croce è l’eco del tuo sangue

ed il Tuo sangue, Signore,

ha urlato amore a tutte le razze

ha perdonato l’inferno e le forche.

Ancora ci parli dai prati e dal destino.

Nelle vertebre del tempo

oltre le volontà dell’aria

hai pietà e gentilezza

dei nostri midolli.

Sei altra vita dentro ai cieli,

carne di luce, uomo

che chiede all’uomo

di ascoltare.

 

<<<

 

Michela Zanarella è nata a Cittadella (Padova) il 01-07-1980.
Ha frequentato l’istituto tecnico commerciale Giacinto Girardi di Cittadella conseguendo il diploma di perito aziendale e corrispondenza in lingue estere nel 1999.
Inizia a scrivere poesie nel 2004 e scopre un talento naturale nella espressione della vita in versi. Ottiene parecchi premi a livello nazionale.
Ha pubblicato tre libri, il primo “Credo”, ed.MeEdusa, il secondo “Risvegli”, ed.Nuovi Poeti, il terzo “Vita, infinito, Paradisi”, ed.Stravagario.
E’ stata ospite alla trasmissione radiofonica di Rosanna Perozzo su Radio Cooperativa a Padova. Alcuni articoli sono presenti su quotidiani quali il Mattino di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, la voce dei Berici. Ha partecipato alla trasmissione televisiva “Poeti e Poesia” di Elio Pecora su Televita, a Roma.

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Qualcuno mi conosce

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MICHELE  PIOVANO

 

Da: VIBRAZIONI

Edizioni Del Leone, 2010

 

 

Dalla sezione: Inquietudine di sguardi

 

 

ALLA FINESTRA

 

Non lasciare che il mondo resti fuori:

c’è una finestra nell’anima

aperta anche alle rive deserte

mangiando sabbia e vento

mentre si anima il giorno

e la mente libera il respiro

di cose avvinghiate al silenzio.

Cerchi un passaggio

fra le tracce che vanno e si confondono.

Insiste la mano che vorrebbe

adeguarsi all’estraneo

svegliando la pelle

con una esplorazione a palmo a palmo

che sgeli ogni voragine.

 

*

 

RADIOSCOPIA

 

L’incontro è un nodo

che riposa sul petto

o nel disincanto della vernice.

Vorrei unire

                        con un filo le indagini

di un amore in bilico e la crisi di un sogno

privo di maglie

fin nei luoghi più riposti,

avanzare dunque lungo le rotte

digiune dietro il vento

dai tanti sorrisi che penetra

nel silenzio oscuro della carne.

 

Da non so quando vado con durezza

e morbidezza tra la folla

dei miei simili

                        in cerca di me stesso.

 

*

 

COME L’OMBRA SULL’ERBA

 

Niente accademie, solamente punte

di primati, il dinamismo lubrifica

penetrando profondo nel derma.

Tempo di fibre ottiche

e tu corri nella tua solarità

piena di vento

che agita gli alberi.

Onde di un mare nuovo,

fiocco che palpita e sale cantando,

mentre si sciolgono gli occhi

davanti a un mondo da scoprire.

Non c’è tempo per trovare una mappa

che non sia un elenco di dati,

di motivi senza domani.

Ti aspetti un altrove che viene e fugge

come l’ombra sull’erba.

 

*

 

dalla sezione: Note urbane e suburbane

 

 

SERATA ALL’OSTERIA

 

Piccole derive verso il fiume

e fra la nebbia imperturbabile.

Ti arresti davanti a un’insegna

che ti invita all’amicizia.

La notte accende i desideri:

amore e pesci fritti,

carne viva che veglia e tutto è vivo intorno,

una moltitudine di inviti

anche se niente ci appartiene

e i segni annaspano all’aperto.

 

Quando il buio brucia le barche

le forme tentano

di ricomporsi e la guancia lievissima

affonda la sua pena nell’acqua.

 

Vorresti l’immagine innocente

ma biancheggi senza sentimento

fra nidiate di glicini in terrazza, anche se

la scritta “sta in quel tanto che rivela

e in quel tanto che nasconde”. Domani

ti troveranno addormentato in una storia

di volti e di fatti sognati

lungo i viottoli segreti della mente

appena i galli beccano il mattino.

 

*

 

ANAGRAFE

 

Il mio esistere è imperfetto, ma resiste

e resta senza testimoni

tranne i dati all’Anagrafe,

già casa dei matti. Come adattarsi

a un ambiente senza remissione?

Ogni essere viaggia in modo differente

respirando la nebbia del verde

se il sogno vivo esala dal terreno

e il corpo annaspa fra i terminali

che battono sul foglio, come

una dichiarazione di guerra o una incerta

schiarita di tregua.

Poco lontano sostano i morti viventi

e una strana luce li attraversa,

come quella dei matti in giardino

    -così il loro paradiso-

da cui sono stati sfrattati.

 

*

 

dalla sezione: Sottofondo

 

 

FINO ALLA RIVA

 

Ora del tramonto sul lago: affiora

una fila affilata di denti, la voce

liquida mi giunge fino alla riva.

Due mani mi parlano parlano

prima di perdersi

nella dimenticanza di altre due mani.

Vorresti afferrare ciò che fugge

senza esserne travolto.

 

*

 

LA FELICITA’

 

Il tuo nome scolora,

oggi è assente, felicità

che brucia le distanze, rabbia

amorosa in quel bar,

pesci che brillano

nel fiume gonfio di effluvi.

E’ rimasta soltanto la dentiera

per ridere ancora nell’aria settembrina

e un po’ di tristezza, rumori

sbiaditi di stoviglie. Tu taci

dentro il silenzio

di “quel dolce paese che non dico”.

Da tempo ho messo la tua fotografia

nel vuoto del cassetto.

                                       E così sia.

 

*

 

dalla sezione: Incursioni nel verde

 

 

SPERANZE

 

Non ti conosco, anche se

il cielo ti dona un’acqua luminosa

e dagli occhi cola pioggia dalla pioggia.

Se la ridono gli angeli

durante il temporale che insiste

con delirio febbrile. Il flusso umano

si allontana, ma io rimango qui

nel fango dell’orto – come sei bella

sotto la maglietta bagnata,

ogni forma battuta dall’acqua

si ricompone intatta allo sguardo

e un’altra speranza si affaccia e vive.

 

*

 

dalla sezione: A ruota libera

 

 

RISVEGLIO

 

Odore di muffa, d’un piccione invecchiato

dentro il muro, l’ora vorrebbe uscire

dall’eco rauca che arranca nel buio.

Schioda la muta dimora, le vedute

nascoste dalla foschia tanto che

le punte potate degli aceri

additano una luce nuova. Il giorno

è il grido di chi nasce un’altra volta,

prova più che prova è realtà

di oggi di domani per un timpano d’aria

cresciuto in libertà

ignorando la gravezza delle mani.

 

 

 

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incontro

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POESIE DI FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)

AD ANDREA CROSTELLI (sulla “balena bianca”)
Quelle navi per un attimo in aria
sospese nel fluido canale chiaro
d’altro tempo e mondo le vele bianche
sopra e attraverso la gioia il dolore
la passione piena di ogni colore
forte di fiaba di memoria e infanzia
Dove ti porta la balena bianca?
ma cosa gridano quei neri alati?
apre varchi colorati del sogno
e vedi che permane e viaggia
lungo un aperto altrove
tutto pieno di grazia nel colore
che danza e che ti…chiama

Flavio

*

Da qualche onirico terrazzo bianco
stazione ottica dei sogni aperti,
ancora ritransitabili a notti
inoltrate su crocevia
ove solo il soprassalire muta,
quei bianchi terrazzi ov’ero lì e altrove
insieme, affacciato su altri sogni
immortale e in medesima luce
nel lieve stupire primaverile,
vissuti con la materia dei sogni
eppure ricordati come eterna
promossa felicità!
Vissuti davvero quando ritorno
sorpreso improvvisamente in balìa
inafferrabile intemporale.

30 marzo 2003

*

Grigio che confonde cielo e orizzonte
consuma la collina nel risucchio
del suo verde umido già digerito
dai moli di sera una rosa luce
lacrima oltre la campana velata
traspira sangue un cosmico delitto
per pochi minuti o un parto divino

*

Libero dentro il guscio e solitario.
Ho sentito tutti i miei cari morti,
mostratogli la fonte del disagio
come infelice fuori dall’intero –
fuori dopo la pioggia miagolava
come un grido di dolore nell’aria
mutata e dolce una gatta d’amore
lo strazio che non puoi non ascoltare
Non mi resta altro che essere presente
oggi dentro e dopo tutti i congedi
Sopra il ponte del Miralfiore l’aria
disse d’esser la vita del pianeta
oltre l’umano. Tutto muta e si può
uscire dalla propria forma un poco
e in quell’allora nell’oltre guardare
e accorgersi forse di un altro fare…
Umili e leggeri oltre il terribile

Flavio

*

Mai mi sono sentito così solo
Ed è una notte così bella nera
e luminosa di luna crescente
con tutto il cielo la stella più grande
si avvicina se la guardi alla terra,
l’aria è fresca e gli alberi della piazza
tremolano un’onda frusciante efferve
ovunque e il piacere di questi attimi
offre di starci insieme anche nel sonno.

*

Non si sa dove se ne sono andati.
Ed io non sono da allora più io.
Né confuso conosco quel che resta
nella scia di scomposti agglomerati
svaniti via, sol qualche monca memoria
qua e là nella geografia del vuoto
Appariva come una penisola
(ben ancorata a solida storia)
poi smisurabile fu il suo confine
ed arcipelago che s’allontana.
Per dubbie derive. Non sono più io.
Mi sembra un bel po’ che mi cerco.
Fu quando la corrente si raffreddò;
Ad est del golfo non c’era più sale
fiumi d’acque dolci scendendo dai poli
le primavere incerte svanivano
il ghiaccio avvicinava tutti i cuori
sorrisi si stampavano di pietra
sospesa come nel gatto di Alice.
Segni d’allarme, sogni suoni di chiurli
campane gufi inascoltati ed urli
furono disseminati nel tran tran
………………………………..
Flavio

*

(Per Kostas Kariotakis)

Per compensare tutto questo sole
d’aprile leggerò un poeta triste
la cui luce diverrà meno tetra
più attutita la vacuità del giorno
Resterò con i versi come in chiesa
- anche se dinnanzi a un inquieto mare –
in attesa che lo spirito aleggi
e come in una sentita preghiera
un angelo delicato e deciso
aprirà il cuore alla più pura pietà
Questa è la carità che voglio offrire
alla spirale nera dell’anima

[finalista al Premio “Paesepoesia”,
Belvedere Ostrense 2005]

*

Pure come invisibile radice
sorprende ai varchi un puro domandare
ove l’alieno allea forma che muta
oltre il noto che si infissa vorace
cibo a perpetuare la stessa fine
l’uguale fuggire il Logos vivace

(a Felice Serino su “L’ombra”) *
11 luglio 05

Flavio Ballerini

*

Non ricordo se riflesso dal vetro
o se fu folgorazione dell’ombra
o se vidi me specchiato dall’alto
per un istante nel limpido fiume
ricordo però la curva del cranio
le linee assorbite di schiena e spalle
io vidi ciò che mai prima non vidi
il profilo la posa in un unico
familiare ed estraneo interrogare
il mondo intero attorno
come la parte chiede al tutto cos’è
io vidi di mela formalo stampo,
vivo, fatto di antica attesa, forte,
come non fosse tutto quel che non è,
stampo dell’antico a sé, il doppio
il precedente
impronta emersa dall’ombra nell’ombra

*

Tutta la notte sogni ruotavano sulla poesia il poetare
Sono giunto là dove nasce il vento
alla curva del sogno
all’esterno pervade l’aperto
– da sopra le curve degli alberi
nell’inoltrato rimbomba
in altro modo il tempo

dicembre ‘01

*

Fra qualche grado del terrore
di sapersi mortali
e la meraviglia di essere vita.
Amare come vincere la morte
silenti in viaggio dentro lo stupore
- ehi! ce l’ho fatta! non sono caduto! -
verso il sorridere il respiro
entro l’inquieta memoria dei mali
Nell’assenza dove l’io scompare
come protezione si custodisce
la luce viva del sognare…

26 ottobre ’05

Flavio

*

Poesia

per viaggiare nella parte destra
gettando ponti dall’inconscio
a centottanta gradi l’arco
teso a raggiungere la sfera

17-11-05

Flavio

***

NON IMMAGINO VOCAZIONE PIU’ BELLA

Non immagino vocazione più bella, talento o dote più preziosa e importante di
quella che riesce a prendersi cura degli altri in modo spontaneo e naturale, una
grazia e una direzione come conduzione migliore di vivere, come appartenenza
alla salute e alla sua promozione; un darsi, un dare il meglio di sé è giungere
al miglior dono di sé che non può che espandersi, come l’amore, come un’arte.
C’è qualcosa di più grande nell’arte, di più potente nell’amore? E ciò può
confinarsi per una sola persona? può bastare una direzione di ciò nella coppia,
che sappia, almeno, intravedere non dico la felicità ma la pienezza di un vivere
una vita che – non importa se segnata da una destinazione nella insopportabile
stazione finale del nulla eterno (un’idea che mi è tuttora insopportabile,
concepibile solo quando l’idea si associa alla paura) oppure se creduta per
qualche fede o per esperienza mistica solo una provvisoria storia che approderà
in altri regni o all’immortalità – è una vita (vera), trova continuamente fonte
e orizzonte?
Prendersi cura di sé come di tutto ciò di cui questo sé è, tutte le relazioni di
cui è fatto, questo può avvenire solo contemporaneamente; cioè è possibile
giungere alla fonte del sé e all’essenza dell’essere se riconosciamo e viviamo
consapevolmente gli intrecci vitali di cui il proprio sé è costituito e vestito,
viva luce a tutte le relazioni che ci compongono e l’umile e, se possibile,
amorevole sguardo al limite, all’ombra, al male, che ci conduca a compiere un
gesto, trovare ciò che può accogliere (forse tutto), un cuore dove la meraviglia
prevale?
La vita se non è un miracolo muore.

SALUTARE E SALVARE

Un giorno si disse: “Basta,
le mie ferite sono guarite!”
e non fece altro che vedere
e ricominciava a vivere
e guariva davvero
e qualche male liberava
vivendo

FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)

[da: “Emozioni maldestre”, 2007]

***

Ricordando Flavio

Se io posso dirti son io ascoltami
sono innamorato del tuo ascolto
e della tua vera voce
E tu mi dici che la tua vera voce
non è quella vera ma una fra le tante
Io so che rideremo insieme
e la risata risalirà i sensi
come il suono di una cascata
su per le valli dell’Acquacheta
anche gli abissi
rideranno

Flavio Ballerini

*

Bibliotecario, filosofo, libraio nel campo delle teorie e terapie olistiche,
poeta, scomparso improvvisamente il 3 dicembre 2006
pubblica nel 2001 “Versi licantropi” che raccoglie poesie e prose e che diventa,
in collaborazione col musicista Michele Donati uno spettacolo teatrale e un CD.

Così lo presenta il poeta-pittore Andrea Crostelli

“… a Flavio la filosofia non bastava e si lasciava sorprendere dalla poesia….
che la poesia lo cogliesse di sorpresa era una delle sue aspettative maggiori,
un desiderio che alimentava i suoi sogni..
la sorpresa scaturisce a volte dalla magia di un imput che giunge dall’assonanza
di alcune parole..o dall’allitterazione,… o da parole che ritornano con
significati diversi o che, nominate, sono ripetute spezzate….
La sorpresa fioriva incessantemente dal suo innato stupirsi, con l’entusiasmo di
un bambino….lo spirito del poeta è tenere alla poesia le porte aperte sempre,
tenere alto lo sguardo, drizzare le antenne e rimanere in quello stato di
leggera insofferenza che sta nelle tensione continua dell’ascolto…
La poesia è stata per Flavio la Madre-guida del suo esistere….così gelosa da
volerselo tutto per sè”

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